DIO E’ NEI DETTAGLI: la prima esposizione di Zhao Renhui in Cina

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Ci sono dei momenti preziosi, nell’arte contemporanea, in cui si percepisce la qualità del lavoro.
È una sensazione netta, concreta, che avvolge il pubblico fin dal principio e gli fa capire che quello che ha davanti è davvero ammirevole. Scorrendo le opere si può avvertire l’armonia che le lega, ma allo stesso tempo la delicata bellezza che le distingue.
Ci sono, inoltre, circostanze ancora più rare in cui lo spettatore si sente parte di questo equilibrio espositivo.
Lo si capisce perché lo spazio è riempito da un silenzio di reverenza. Di colpo il rumoroso pubblico si zittisce, non sente neanche il bisogno di farcire la visita con commenti inutili, perché quello che ha davanti è così ben fatto che tutto il resto passa in secondo piano (anche il tentativo di fingersi dotti, che di solito è di default). Rimane solo un appagato sospiro incorniciato dagli occhi voraci che cercano di carpire ogni dettaglio.
Questo è il caso di The Nature Collector, la mostra personale di Robert Zhao Renhui presso la ShanghART Gallery nel distretto M50 di Shanghai.
Zhao è un artista emergente di Singapore che solitamente si esprime attraverso fotografia, performance artistiche, video e installazioni.
Austero e misterioso, i suoi lavori esplorano la stretta connessione tra uomo e natura, in un curioso e sapiente intreccio di religione e scienza.

The Nature Collector si pone come un’esposizione fresca e coraggiosa: laddove tutti propongono ricchi allestimenti farciti di opere, colori e concetti, Zhao Renhui concentra la sua attenzione su pochi lavori, selezionati con perizia.
Laddove tutti espongono installazioni monumentali e provocatorie, l’artista focalizza il suo sguardo sul piccolo.
L’esposizione presenta dieci lavori dalle tecniche differenti, ma dalla sensibilità comune: il risultato è un equilibrio geometrico e tonale che avvolge lo spazio, dando vita a una miscela delicata ma densa. Il colpo d’occhio dei contrasti cromatici tra blu e azzurro seduce, mentre le installazioni sono sapienti esche che attraggono il pubblico proprio come le vittime animali protagoniste dell’esposizione.

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La mostra ruota infatti attorno al tema delle trappole per animali. L’artista si fa qui portavoce del sottile fascino delle trappole, le esche, la tortura, il dolore fisico. Questo impasto sublime, a metà tra l’orrore e la curiosità morbosa, viene offerto ai visitatori che per un attimo ritornano ad essere i bambini che un tempo torturavano dei poveri insetti sul marciapiede di casa. Zhao mostra il sapore della caccia, l’istinto viscerale dell’uomo, ma lo fa attraverso sottili stimoli visivi che come aghi solleticano l’immaginazione del pubblico.

È questo l’esempio di Eskimo Wolf Trap Often Quoted in Sermons, installazione in cui viene descritta una modalità per cacciare i lupi. Il dettaglio geniale sta nella resa visiva: un pannello azzurro Tiffany presenta una scritta nella parte bassa contenente la descrizione della trappola. Nessuna immagine, nessuno stimolo visivo forte. Solo testo.
Ma è quanto basta per attivare in noi l’immagine viva dell’animale che va incontro alla morte.

Photograph mounted in diasec, 74x111 cm, 2013
Photograph mounted in diasec, 74×111 cm, 2013

“Eventually, a wolf will approach the knife and begin to cautiously sniff and lick the frozen blood. After believing it is safe, the wolf will lick more aggresively. Soon, the blade of the knife becomes exposed and it begins to nick the wolf’s tongue. Because its tongue has bee numbed by the cold of the frozen blood, the wolf is unaware that he is being cut, and the blood it now tastes is its own. Excited at the prospect of fresh, warm blood, the wolf will hungrily lick the blade all the more. In a short time, the wolf will grow dizzy and disoriented. In a matter of hours, it will die from blood loss, literally drinking itself to death. As horrible as this pictures is, it illustrates an important truth.”

Poi ci voltiamo e davanti a noi appare l’immagine concreta del racconto: un rettangolo di neve su cui è stato conficcato il coltello, futura rovina del lupo.
Questa geniale commistione di stili e modalità d’espressione stimola lo spettatore che prima genera dal testo una sua personale visione, e poi vede l’immagine concreta davanti a sé.

Eskimo knife, Polyurethane, 300 kg of Sodium Bicarbonate, 2013
Eskimo knife, Polyurethane, 300 kg of Sodium Bicarbonate, 2013

Nell’ installazione He Counts The Stars And Call Them All By Name, Zhao attua una scrupolosa e quasi ossessiva raccolta di migliaia insetti.
L’opera presenta un’ampia fotografia che mostra 4784 insetti meticolosamente catalogati. Il titolo dal biblico riferimento, allude al complicato rapporto tra scienza e religione, uomo e animale, classificato e classificante. L’artista sviluppa così un concetto di per sé religioso con precisione e scrupolo scientifici.

In Artist’s Studio, invece, Zhao espone 148 insetti trovati sulla lampada del suo studio in una sola notte.

“Dio è nei dettagli” diceva Van der Rohe, e qui l’artista sembra aver seguito alla lettera la massima del grande architetto.
Questa mostra ci insegna che la bellezza dell’arte, a volte, risiede nelle piccole cose e nella semplicità di concetto.

Zhao Renhui è un’artista nato a Singapore nel 1983. Ha vinto di numerosi premi tra cui il Deutsche Bank Award in Photography (2011), Università delle Arti di Londra e premio come giovane artista del Consiglio Nazionale delle Arti di Singapore.
Ha esposto nelle gallerie e i musei di tutto il mondo, tra cui Kadish Art Foundation a San Francisco (2014); Galarie Anzenberger, Vienna (2014); Galleria Primo Marella, Milano; 2902 Gallery, Singapore (2014); Chapter Arts Center, United Kingdom (2012); Fukuoka Asian Art Museum, Giappone (2010).

Per maggiori informazioni sull’esposizione si può consultare il sito della galleria: http://shanghartgallery.com/galleryarchive/exhibition.htm?exbId=8239

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