Zhang Weixing e la sua memoria fredda

La revisione di The Temperature of Memory è stata per me una sfida. Quest’articolo non si voleva scrivere. Nonostante le mie puntuali revisioni, le pause di riflessione, i tagli chirurgici al testo, le imprecazioni soffocate, le imprecazioni a gran voce, i neologismi coniati ad hoc per offendere il povero Zhang Weixing, l’articolo non ne voleva proprio sapere di prendere forma. Non perché questa mostra non mi sia piaciuta, tutt’altro. Piuttosto perché visitarla è stata quasi come un’esperienza mistica, ha innescato in me riflessioni sfuocate e opinioni instabili che è stato più difficile del previsto trasferire su carta, anzi su schermo. IMG_8044 Lo stimolo iniziale è conservato nel titolo “The Temperature of Memory”, la temperatura della memoria. Scelta interessante, dato che la temperatura è una sensazione tattile, nonostante in questa mostra il tatto non sia il senso principale coinvolto. O meglio, lo sarebbe se fosse permesso toccare le opere. In quel caso allora si potrebbe sentire la temperatura fredda e liscia dei ricordi. Ma è vietato. Quindi, il primo senso attivato è un altro: l’olfatto. Appena entrata nella OFOTO Gallery sono stata infatti investita da un prepotente odore (non mi è ancora chiaro se si trattasse di una scelta consapevole o di una svista in stile cinese). Un mix di diverse sensazioni: un po’ legno, aria chiusa della metro. Un po’ soffitta polverosa, pioggia invernale, un po’ foglie di tè essiccate. Di primo impatto un pessimo odore. È l’odore della polvere, della memoria. Così intenso che inizialmente i piccoli soggetti dell’esposizione sembrano quasi passare in secondo piano, inghiottiti dalle candide pareti della galleria. Poi, avvicinandosi, quegli spessi e minuti fogli attirano la mia attenzione. Sono fotografie, schizzi, disegni, dipinti attaccati a dei supporti dal materiale misterioso e ricoperti da una patina opaca, dall’aspetto plastico, quasi come gelatina indurita. IMG_8047 In realtà si tratta di ceramica. L’artista ha immerso i suoi ricordi nella ceramica che ha modellato trasformandola nelle pagine di un album fotografico. Le fotografie ricoperte da quella patina opaca sono come ricordi galleggianti, momenti sospesi nel limbo delle nostre esperienze. IMG_8050IMG_8049IMG_8051 Sono mattonelle finemente decorate, quadrati di ceramica dagli angoli smussati. Le fotografie all’interno hanno le dimensioni di una fototessera. Sono sfocate, rovinate dal tempo, corrose dall’acqua. Si scorgono adesivi colorati che le circondano: la tecnica è delicata, a tratti infantile, ma l’effetto finale è notevole, è un gioco di contrasti e di inganni materici. Ecco, la temperatura della memoria è fredda, sottile e sfuggevole. IMG_8052 Zhang Weixing ha proposto una tematica che parla del passato, sviluppandola con un approccio nuovo e fresco, anzi, freddo come la ceramica. Il risultato è una sinestesia espositiva, un intreccio di oggetti visivi, tattili e soprattutto olfattivi. Sì, l’odore pregnante dopotutto si è rivelato una scelta efficace. Non prevista ma efficace. Ogni tanto l’accozzaglia in chinese style porta inconsapevolmente alla cosa giusta.
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