“Who ya gonna call?”

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Sogni, inconscio, impulsi sconosciuti. Sotto la patina di superficiale coscienza, si nasconde un mondo di fantasia profonda, un mondo oscuro, sublime, colorato e stravagante.
Nella mostra di ‘From the Depth’, “dal profondo”, Ben Godward accoglie i visitatori nelle più profonde pieghe della sua fantasia, mostrando a loro un mondo onirico dalla doppia faccia, multicolor e alienante al tempo stesso.
Il pezzo centrale, protagonista della sua mostra, è una scultura in cui diversi media e tecniche sono stati letteralmente fusi insieme; il titolo è ‘Bistable Multivibrator’.

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A differenza delle sculture tradizionali, l’opera di Godward è digitalizzata, orbita in senso orario, mostrando a trecentosessanta gradi la sua superficie. Il lavoro comprende plastica utilizzata, gomma, oggetti di recupero, schiuma di uretano e smalto. La scultura può essere analizzata dividendola in tre parti: nella parte superiore si intravedono due oggetti semi-sferici dalla forma di un uovo rotto; sotto invece ci sono sei lattine di Coca-Cola circondate da molteplici strati di pasta colorata che sgorgano dalla loro sorgente multicolor, una scatola di cartone posta alla base della struttura.

L’intero lavoro sembra quasi mangiato, divorato, dai colori.
Questa vibrante massa plastica che avvolge la scultura, esprime una forza selvaggia, barbara, che riflette l’impulso di base dell’artista, e l’umana natura primitiva. Inoltre, gli oggetti annegati nel pastone spesso e colorato, portano al concetto di “caso”, come pratica di onirico rimescolamento, subconscio e casuale atto creativo.

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La scultura colorata sta quasi grondando fuori dalla sua scatola, dalla sua struttura contenitiva. Sembra una creatura mitologica, il mostro nei sogni dei bambini, il nemico melmoso che qualche Ghostbuster non è riuscito ad annientare.
L’opera si fa qui portavoce del principale concetto artistico di Godward: l’esplorazione materica dei sogni. Il risultato è una battaglia plastica, un infinito e quasi perverso combattimento tra la forza sconosciuta dell’inconscio e il mondo reale.

Come l’artista dichiarò durante una sua intervista:
‘Le mie sculture rispondono alla chiazza oliosa dei media del mondo in cui viviamo. Sono il risultato della riflessione sul mio io, contraddittorio e impulsivo’.

Nelle sue opere la luce e il primitivismo cromatico diventano i principali protagonisti: entrambi sembrano inserirsi perfettamente nell’altisonante New York, città che ospita questa personale dell’artista. La stessa città che, sotto la superficie di lustrini e flash, lascia intravedere l’alienazione umana e l’isolamento causati dal consumismo di massa della società attuale.

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Per avere maggiori informazioni riguardo all’esposizione puoi visitare il sito della galleria che la ospita:
http://www.slaggallery.com/exhibitions/67

Slag Gallery, 56 Bogart St, Brooklyn, NYC

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