Non aprite quella porta: Gary Baseman al K11

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A Shanghai fa parte dell’ordinaria quotidianità trovare un museo d’arte dentro a un centro commerciale.
E non sto parlando di tristi esposizioni di nature morte dipinte dagli artisti della parrocchia, ma di grandi mostre con nomi internazionali.
In questo caso si tratta del noto disegnatore Gary Baseman che da dicembre 2014 espone all’interno del lussuoso K11, giovane shopping mall al centro della Hong Kong Plaza, una della zone più chic della città.

Con oltre 500 soggetti, la mostra si pone come una dettagliata retrospettiva sulla florida carriera di Baseman.
The door is always open, questo il titolo, si dispone su una decina di stanze, ognuna delle quali propone un diverso scenario domestico: ingresso, soggiorno, sala da pranzo, camera da letto..
Tutti gli ambienti sono accomunati da uno stile caramellato e un’ossessione per i dettagli. Tutto, dal cuscino ricamato al piatto di ceramica, dallo zerbino all’ingresso alla carta da parati, tutto, dico, ha come protagonista assoluto Toby, la creazione di Baseman, l’iconico gatto (è davvero un gatto?) che ha reso famoso il disegnatore.
La casa esposta non è altro che la trasposizione concreta e fisica della storia dell’ambiguo felino. Il risultato è un ambiente a metà tra la scenografia della Bambola Assassina e un negozio Ikea per Hipster.

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L’esposizione è attraversata da un’atmosfera al tempo stesso ludica e inquietante. Sembra quasi di entrare nella mente folle di Baseman e del suo fantomatico gatto.
Foto di famiglia modificate, copriletti dalle scritte sanguinanti, carta da parati con fantasie caleidoscopiche. Il tutto sempre farcito con tonalità pastellate che ricordano l’ingenuità rosa confetto delle ragazzine al college.
E il gatto compare ovunque. Sembra osservarci silenzioso, seguirci con i suoi occhi oblunghi e il ghigno equivoco. Il suo aspetto ci riporta al Walt Disney dei primi anni, ai cartoni in bianco e nero che un po’ ci facevano sorridere e un po’ ci inquietavano. Ecco la dimensione onirica di Baseman.

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La mostra si può anche leggere come un curioso esperimento sociale rivolto al pubblico cinese: Baseman infatti presenta un ambiente ludico, colorato; crea cioè l’occasione perfetta che permette ai cinesi di soddisfare la loro esigenza più marcata: fare foto.
I soggetti, dopotutto, sono ovunque. Ogni dettaglio trasuda stimoli visivi che attivano automaticamente gli smartphones caldi dei visitatori.
Il pubblico cinese sembra percepire la mostra come un grande e scintillante lunapark in cui il selfie diventa l’autorità suprema, l’unica che conti davvero.
Ma l’artista non ci mostra solo questo. Il gioco è una faccia della medaglia. L’altra parla dell’incubo, delle notti d’infanzia passate col terrore dei mostri sotto il letto. Un toy story horror, un felino Donnie Darko: Toby è tutto questo, nel bene e nel male.

E’ un peccato. A volte ci si ferma al primo step, abbagliati da quello che vediamo e tocchiamo, senza prestare attenzione a ciò che non si vede ma si respira. A volte il selfie attiva il lento (ma neanche tanto) countdown verso la cecità mentale.

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Gary Baseman è uno dei più famosi e controversi artisti di Los Angeles. Illustratore e vincitore di Emmy per le sue serie animate, negli ultimi 15 anni ha esposto negli Stati Uniti, Europa e Sud America.
L’arte di Baseman ha attraversato ben tre decadi di storia, proponendosi sotto forma di media sempre diversi, dalla televisione all’editoria, dall’arte al teatro, dalla musica alla moda.

Per maggiori informazioni sulla mostra, consultare il sito ufficiale del K11:
http://www.k11.com/corp/event/the-door-is-always-open-gary-basemans-solo-exhibition/

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