L’odore dei soldi: le fotografie di Gu Changwei al MOCA

COPERTINA

In veste di visitatori di un’esposizione d’arte ci sono rare occasioni in cui è consigliabile non conoscere nulla né dell’artista, né della mostra che ci si appresta a vedere.
È consigliabile semplicemente entrare, pagare il proprio biglietto e neanche fermarsi a leggere la didascalia introduttiva.
Tutto questo per lasciare la mente libera di vagare per i lidi dell’immaginazione.
La troppa conoscenza a volte condiziona lo sguardo, canalizzandolo dentro un percorso preconfezionato: il rischio, a quel punto, sarà di perdere le inaspettate connessioni d’idee che possono fiorire in un contesto vergine.
Col senno di poi, dunque, ringrazio di non aver letto nulla prima di andare a vedere la mostra di Gu Changwei al MOCA di Shanghai.
Mi sono trovata all’interno del museo, completamente circondata dai suoi lavori.
Nessuna spiegazione previa, nessuna didiscalia, solo le opere.
È affascinante notare come la nostra immaginazione, se toccata da fertili stimoli, produca infinite e originali connessioni fra le cose che ci circondano.
Davanti alle fotografia di Gu Changwei gli occhi cominciano a registrare i colori, l’immaginazione inizia a viaggiare e mille diverse associazioni si creano.
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Si tratta di ampie tele astratte dalle geometrie caleidoscopiche che a volte ricordano dei dipinti pop art, a volte sembrano riprese macro dei capillari sanguinolenti del corpo umano, a volte si associano agli spessi fili di cotone intrecciati in un telaio.
A metà tra astrattismo psichedelico e rigore scientifico, le fotografie di Guang Changwei parlano di tutto: infiniti sono i riferimenti o le connessioni visive che possono nascere semplicemente osservandole.
La bellezza paradossale di questo lavoro sta proprio nell’universalità di risultati che l’artista ha ottenuto pur proponendo un unico soggetto: una banconota.
Ebbene sì: Guangwei si è limitato a fotografare in macro una banconota dal valore di 100 RMB.
Nulla di più. Una semplice azione che ha però sviluppato infinite connessioni visive.
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E si capisce anche il perché: in fondo il soldo (in tutto il mondo, ma in particolare in Cina, e ancora più in particolare qui a Shanghai) è il motore della società, è la spinta iniziale, la causa sottesa ad ogni azione, l’alfa della nuova Bibbia del business. L’immagine macro della banconota racchiude in sé un universo visivo proprio perché è il riflesso dell’incalcolabile valore sociale di quella stessa banconota.

Rossa come il sangue, filamentosa come il corpo umano, carta e inchiostro come l’antichissima tradizione calligrafica cinese. Delicati reticoli di tessuto, tele astratte minimal, sequenza di numeri e simboli, pattern vintage, dettagli ossessivi, giochi di trasparenze e scritte (quasi) invisibili.
Gu Changwei ci mostra il microuniverso nascosto dietro a un pezzo di carta.
Ci mostra la storia dell’uomo attraverso la lente macro di una fotocamera.
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Gu Changwei nasce nel 1957 a Xi’an, in Cina. Nel 1982 si laurea presso il dipartimento di fotografia all’interno dell’Accademia Cinematografica di Pechino. Vive e lavora a Pechino, in Cina, come uno dei più famosi ed apprezzati registi cinematografici cinesi.

Per maggiori informazioni sulla mostra consultare il sito ufficiale del MOCA di Shanghai:
http://www.mocashanghai.org/en/presentexhibition.aspx

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