L’inganno dell’occhio

Un’immagine, se associata a un preciso significato visivo, diventa un simbolo.
Un simbolo, a sua volta, se associato a un concetto di opinione comune, si trasforma in un segno riconoscibile, in una struttura radicata nel nostro comune tessuto culturale.
Ma, cosa succederebbe se il simbolo fosse improvvisamente privato del suo significato universalmente noto e venisse invece arricchito con un nuovo corredo di relazioni visive?
Di fronte a questo cambiamento, sarebbe il simbolo in grado di creare nuovi significati o soccomberebbe di fronte alla morte del suo archetipo?

La risposta ce la da Alice Tippit ed è indiscutibilmente positiva: sì, il simbolo avvierebbe un’istantanea metamorfosi adattandosi a qualsiasi nuovo senso con cui dovesse relazionarsi. Questo nuovo modello cognitivo rompe per la prima volta il grande tessuto di associazioni percettive tra quel che si esperisce visivamente e quel che il nostro cervello registra; ciò permette la fioritura di un concetto fresco, libero da vecchie strutture di significato. Ecco che ha così inizio una sfida nuova, portata avanti dall’artista stessa, che ci dimostra come partendo da segni già esistenti si possano creare giochi nuovi, per arricchire occhio e cervello con associazioni inaspettate.

La sua mostra “Ess Envy” presso la galleria Nicelle Beauchene di new York è risultato ultimo di questo nuovo esperimento di percezione visiva.
I lavori esposti sono di piccoli per dimensioni, ma notevoli in quantità.
Uno di fronte all’altro sul muro della galleria, questi lavori sembrano voler suggerire un nuovo alfabeto visivo, fatto di significati acuti, surreali, poetici e divertenti.
Il primo lavoro che ha in qualche modo attirato la mia attenzione presenta il volto di una donna contornato dai lunghi capelli corvini e dall’espressione svogliatamente annoiata.

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Avvicinandosi si nota poi come i capelli della donna si trasformino nel contorno sensuale di due gambe femminili.
Secondo questa nuova traduzione visiva, anche che anche il volto della donna cambia significato: quei tratti che fino a pochi secondi prima rappresentavano occhi,naso, bocca ora altro non sono che casuale punteggiatura di un alfabeto cognitivo le cui regole si dissociano dal repertorio simbolico comune.

Un altro lavoro simile che ha catturato la mia attenzione consiste in un dipinto che mostra una linea curvilinea con un vaso blu accanto ad essa.
A un’estremità della linea è stata dipinta una sottile linea rossa che si divide in due, mentre a conclusione dell’altra estremità si nota un punto dello stesso rosso.

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Questa linea potrebbe essere intesa sia come un serpente dalla lingua biforcuta o come la sagoma di una mano femminile con un’unghia rossa.
Tutti i lavori della Tippit mi fanno sempre arrivare, dopo la confusione iniziale, a quella reazione del “Oh, adesso ho capito”. Come un bambino che si approccia per la prima volta a nuovi simboli, io vedo le vecchie cose con uno sguardo nuovo. Mi perdo nel labirinto visivo dei suoi dipinti dai significati collassati.

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Per avere maggiori informazioni riguardo all’artista Alice Tippit and riguardo alla galleria Nicelle Beachene, visitare il sito http://nicellebeauchene.com

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