L’infinito nella possibilità

Il Guggenheim Museum di New York ha ospitato nelle scorse settimane “Infinite Possibility”, la prima personale americana di Monir Shahroudy Farmanfa, artista Iraniana dall’età piuttosto inoltrata (90 anni), ma dall’animo fresco di fanciullo (come ogni artista che si rispetti).

Monir Shahroudy Farmanfarmaian

Quando il pubblico entra per la prima volta nella galleria viene colpito con prepotenza dalla luce riflessa nelle sculture di specchio, protagoniste della mostra.
Alcune le troviamo disposte sul muro verticalmente: l’impronta spiccatamente geometrica dei contorni si mescola alle fantasie floreali dei soggetti, portando a una lirica armonia di contrasti.
Altre ancora giacciono sul pavimento. Si tratta di ampie strutture dalla base rettangolare e dal originale approccio decorativo. Alcune presentano semplici incisioni, altre fantasie più complesse con pattern psichedelici. Sembrano quasi dei mosaici monocromi, da cui riprendono il rilievo dei contorni e il colore brillante degli smalti.
Quando il visitatore attraversa l’esposizione, i riflessi delle opere si amalgamano tra loro, dando vita a un gioco luminoso dalla sensibilità cubista, che arriva a sfidare la nostra prospettiva di vista più convenzionale.

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Inoltre le stesse sagome del pubblico vengono scomposte in infiniti riflessi: il risultato è uno scambio interattivo tra opera e destinatario, i cui contorni si mescolano continuamente.

Vederci specchiati in ogni superficie dello spazio espositivo, così imbrigliati nella rete dei nostri cloni impalpabili, provoca una sensazione quasi di claustrofobico egocentrismo. Il risultato è un curioso esperimento antropologico di contemplazione del proprio io. I nostri corpi, ormai ampliamente esplorati, assumono qui nuove forme e dimensioni. Oblunghi, curvilinei, piatti o giganti: l’effetto visivo porta a una riflessione anche psicologica riguardo al nostro modo di percepire l’esterno e, al contrario, riguardo al modo in cui l’esterno percepisce noi.

In questa mostra il complicato labirinto visivo invita il pubblico non solo ad una profonda interazione con esso, ma a diventare parte attiva dell’opera d’arte proposta. Al tempo stesso, l’eleganza che risiede nella semplicità dei lavori emoziona i nostri sguardi, che si trovano ora cullati in questa esperienza di catarsi estetica.

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