Inception: il mondo onirico di Roland Darjes

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Il lato positivo nel lavorare all’interno del distretto M50 di Shanghai è che qui l’arte si trova davvero dappertutto e, a volte, ti coglie alla sprovvista.
A volte capita che tu stia semplicemente camminando un po’ assonnata per raggiungere la galleria in cui lavori. Capita che tu, presa da improvvisa originalità mattutina, decida di cambiare percorso, ritrovandoti così all’ingresso di un minuscolo studio d’artista che non avevi mai notato prima.
Capita, infine, che tu ti addentri timidamente e che un’inaspettata visione ti si palesi davanti.
Questo è più o meno quello che è successo a me quando ho scoperto per la prima volta lo studio di Roland Darjes a Shanghai.
Il dettaglio che ho però timidamente omesso è la mia reazione alla vista dei suoi lavori artistici: penso che una teenager ad un concerto degli One Direction sarebbe stata più sobria e contenuta di me.
Dopotutto, come darmi torto: l’effetto delle opere in esposizione era sorprendente.
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Soggetti femminili eleganti e sottili trasformati in sagome a grandezza naturale o inseriti in supporti di carta, metallo, vetro; figure eteree dallo sguardo vacuo intrappolate in questa dimensione sospesa. Specchi frantumati da cui emergono inquitanti sagome umane dal contorno di led. Piante tropicali sulle cui foglie sono stati applicati adesivi perfettamente sagomati. Ci sembra di passeggiare attraverso i corridoi del nostro subconscio: qui i confini tra immaginazione e realtà si fanno sfumati: i due mondi si influenzano a vicenda rimenscolandosi l’uno nell’altro.
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I pannelli esposti mostrano talvolta fotografie luminose dai soggetti immobili, talvolta video: in questi ultimi l’inaspettato movimento delle figure colpisce l’occhio del visitatore generando un effetto surreale a cavallo fra i quadri parlanti di Harry Potter e i sogni a più livelli di Inception.

Il risultato è un’alternanza di movimento e immobilità, di vita e morte. La tridimensionalità seduce e inganna l’occhio umano, che annega lentamente in questa commistione di forme. I delicati giochi di luce si sommano al guazzabuglio di illusioni ottiche e colori, rendendo lo spazio surreale.
Questo microscopico studio e il suo visionario artista mi hanno regalato per qualche minuto il mio sogno proibito d’infanzia: trovare un tesoro in soffitta.
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