Il topo grasso di YU HONGLEI

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È necessario premettere che solitamente non apprezzo questo genere di esposizioni. Trovo alcuni tipi di arte contemporanea inutilmente provocatori ed eccessivi, con installazioni scenografiche che vogliono solo schiaffeggiare il pubblico con lo stupore del primo sguardo.
Ma a volte mi capita di incontrare artisti che, pur proponendo un’arte non vicina ai miei gusti, riescono comunque a sorprendermi piacevolmente. Magari per uno stimolo fugace, una sensazione, qualcosa che cattura il mio sguardo.
Quando succede questo, significa che l’artista è riuscito a parlare un linguaggio comune, a superare le barriere gnomiche tra le persone: significa, cioè, che l’artista ha fatto il suo dovere.
Allora, in queste situazioni, diventa per me un piacere e un onore recensire l’esposizione.

Il titolo della mostra di Yu Honglei presso Antenna Space è Fat Mouse, “topo grasso”. La cosa risulta piuttosto curiosa dal momento che all’interno dell’esposizione, nonostante l’immensa varietà di soggetti, non ci sia neanche l’ombra di un topo, figuriamoci di un topo grasso.
Fin dal titolo dunque emerge l’intento dell’artista: creare attraverso monumentali ready-mades, un proprio universo, fatto di linguaggi paralleli e inaspettate connessioni semantiche.
Yu Honglei si interroga sul significato delle parole, rispolverando la shakespeariana provocazione del “What’s in a name? That which we call a rose,
 by any other name would smell as sweet.”
Lui crede che le parole debbano nascere spontaneamente, libere da schemi preconfezionati e regole sintattiche che ne ostruiscono le potenzialità. Per Hongley dare un nome agli oggetti equivale ad ucciderne il significato.

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Inoltre, fatto meno evidente ma comunque importante, Yu Honglei con Fat Mouse vuole parlare del passato. Ogni lavoro presente, per quanto estremamente attuale, odora di vintage, e in particolare di anni ’90.
Io, nata nel 1992, ho sempre percepito gli anni ’90 come un ricordo sfuocato, fatto tutt’al più di Mamma ho perso l’aereo, Michael Jackson e la permanente di Meg Ryan.
Eppure anche per me risulta piuttosto evidente la costante temporale (a tratti nostalgica) che riempe Antenna Space, la nuova galleria dell’M50 che ospita l’esposizione.
L’atmosfera che avvolge la mostra è alquanto surreale: all’ingresso il sottofondo di Bad di Michael Jackson accompagna lo spettatore che si addentra man mano in uno spazio onirico, a metà tra Alice nel paese delle meraviglie e Shining.
Yu Hongley sembra proporci una passeggiata tra i cassetti della sua mente scellerata. Ogni dettaglio di questo mondo finto e plasticoso trasuda stimoli visivi e sonori. Ma, per quanto le opere abbiano colori vivaci e forme morbide, la sensazione generale è di inquietudine. Ci si sente dentro a un dipinto di Salvador Dalì, in cui la tavolozza di ocra circonda con preopotenza i soggetti surreali e plastici.

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Infinite sono le connessioni che si generano tra le immagini, la musica, le sensazioni di ogni singolo spettatore: infiniti i riferimenti al mondo del cinema, all’arte, alla vita quotidiana, alle differenze culturali.
Nonostante la moltitudine di tecniche sfruttate dall’artista, penso che in quest’esibizione una su tutti risalti particolarmente: la video installazione.
Se ne trovano due, entrambe piuttosto potenti, che come calamite catturano lo sguardo del visitatore e lo manovrano verso sconosciuti lidi e nuove connesioni oniriche. Non bisogna farsi ingannare dalla resa semplice e a tratti infantile dei video. La miscela di suoni, soggetti e luci è esplosiva e porta il pubblico in una dimensione a metà tra la casa di Barbie e un film di Kubrick.

Yu Hongley ha lavorato per più di un anno al suo personale universo, la sua dimensione conoscitiva, il suo dizionario visivo, e ora l’ha aperto al pubblico. Non ci resta che visitarlo, apprezzandone la follia creativa e la resa concreta di soggetti solitamente presenti nei nostri sogni (o nei nostri incubi, dipende dalla prospettiva).

YU HONGLEI è un giovane artista nato nel 1984 in Mongolia. Attualmente vive e lavora a Pechino. Le sue mostre personali comprendono esibizioni presso le gallerie Magician-space and C-space di Pechino, OCT Contemporary Art Terminal di Shenzhen e presso il MOCA di Shanghai.
Per avere maggiori informazioni sulla mostra si può consultare il sito di Antenna space, la galleria che ospita l’esposizione:
http://antenna-space.com/en/exhibitions/fat-mouse-yu-honglei

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