Amsterdam Drawing e l’incognita delle fiere d’arte.

Le fiere d’arte contemporanea sono sempre un terno al lotto.
La celebre massima “La vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa ti capita” potrebbe tranquillamente riferirsi alle fiere d’arte, su questo non c’è dubbio.
Altro che delusioni d’amore e licenziamenti! La scatola dei cioccolatini e l’incognita della scelta sono una palese metafora per il complesso sistema delle fiere d’arte. Come ho fatto a non pensarci prima.

La mia breve ma intensa esperienza a riguardo mi ha insegnato che per la maggior parte si tratta di esposizioni a livello commerciale, interessate a soddisfare gli eccentrici gusti del pubblico piuttosto che a ricercare una purezza di intenti artistici.
Escuse dalla lista Art Basel e poche altre, si tratta tutt’al più di un mix letale a metà tra nature morte amatoriali e quadri astratti dal pattern esotico e dalle tinte saturate fino al collasso. E fino a una settimana fa questa era la mia opinione a riguardo.
Potete immaginare dunque il mio entusiasmo nell’approcciarmi all’annuale fiera dell’illustrazione di Amsterdam: aspettativa pari a zero e dieci euro nel portafoglio pronti per essere spesi all’ingresso.
Accolta in un tendone in stile “sagra della porchetta fancy mood”, decido comunque di proseguire cercando di non giudicare il monaco dall’abito e di dare una sincera possibilità a questa esposizione.

Dalla prima illustrazione che mi si è presentata davanti ho capito che si trattava di un altro livello di lavori, totalmente diverso da quello a cui ero abituata.
Sorprendente è stato notare l’effettiva qualità dei lavori: disegni, illustrazioni grafiche, dipinti.. ognuno a suo modo lasciava trasparire abilità, profondità d’intenti e conoscenza dell’arte contemporanea.
La fiera era divisa in compartimenti che prendevano il nome delle gallerie che partecipavano all’esposizione.

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Il collage, in particolare, è stata la tecnica che ho riconosciuto come protagonista di questa fiera: quasi ogni stand, infatti, esponeva, tra le altre opere, collage del sapore dada ma dal retrogusto meno provocatorio.
Tinte pastellate, soggetti delicati, commistioni di stili e assemblage con fili, stoffa, metallo.

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Le figure geometriche erano ovunque, perfette nella loro semplicità, con tonalità a metà tra il prisma di The Dark Side of the Moon e una ricerca scientifica sulle costellazioni.

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Un’importante fetta dell’esposizione è stata inoltre dedicata allo sperimentalismo artistico: nuove tecniche d’illustrazione, progetti tipografici interessanti ed esperimenti con materiali d’eccezione.
C’è chi ha disegnato su copertine rigide di vecchi libri, chi ha creato complicate composizioni 3D servendosi solo di un filo. Chi ha riscoperto l’essenziale bellezza di un tratto di matita su un foglio bianco.



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Amsterdam Drawing si è rivelato nel complesso un’ottimo prodotto, nonché un’interessante scoperta di nuovi artisti, illustratori e gallerie.
Ma, ancor più importante, questa visita ha portato all’annullamento di un mio pregiudizio (parzialmente) infondato: le fiere d’arte non sono poi così male.
O forse è l’influsso di Amsterdam a rendere ogni cosa più bella.

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