Cinquanta Sfumature di Lazy Grey

La mostra Making Traces alla Tate Modern di Londra, è sviluppata in modo preciso, su questo non c’è dubbio.
Suddiviso in compartimenti ordinati, lo spazio si pone in curioso contrasto con la tematica che, al contrario, è piuttosto sfuggente e labile: la traccia, l’ombra materica, il corpo.
E’ un viaggio verso i colori dell’ombra, le sfumature dei corpi e le costellazioni. E’ un percorso inserito all’interno della cronologia artistica moderna e contemporanea.
Dieci stanze ospitano artisti internazionali, le pietre miliari della nostra contemporaneità.
Da Magda Cordell e Lee Bul, alle potenti campiture cromatiche di Rothko; dalle forme secche di Rebecca Horn, alle tele cosmiche di Mark Bradford.

Untitled (Cravings White) 1988, reconstructed 2011 Lee Bul born 1964 Purchased with funds provided by the Asia Pacific Acquisitions Commitee 2014 http://www.tate.org.uk/art/work/T13992

Untitled (Cravings White) by Lee Bul, 1988. Reconstructed in 2011

Si inizia con tracce morbide, delicate. Toccano appena la superficie dello spazio che le ospita.
Protagonista è, in particolare, una sfumatura soffice, svogliata e pigra, a tratti malinconica. E’ un grigio che si trascina, languido e silenzioso. E’ il colore del sonno, del riposo ovattato dopo l’abbuffata domenicale.
Lo spazio è impregnato di questo ritmo lento, cadenzato. Ampie sono le tele esposte, ampio è il respiro tra un’opera e l’altra. Un silenzio spontaneo avvolge il pubblico, che procede lentamente, seguendo il flusso e lasciandosi quasi cullare nel letto di nuvole in cui si trova immerso.

Improvvisamente nella sala dei Monocromi l’armonia si spezza. il grigio scompare, o meglio, saturo di colore, si intensifica e diventa nero. Macigni cromatici ricoprono ora lo spazio e la svogliatezza viene rimpiazzata da un denso rigore geometrico.
Sembra quasi un processo graduale per abituare l’occhio del pubblico, per spingerlo progressivamente verso la potenza cromatica della stanza che segue, la stanza che ospita le tele di Rothko.

Red on Maroon 1959 Mark Rothko 1903-1970 Presented by the artist through the American Federation of Arts 1969 http://www.tate.org.uk/art/work/T01168

Red on Maroon 1959 Mark Rothko

Protagonista qui è un colore robusto, che emerge in maniera piuttosto violenta. Si tratta di un rosso violaceo, difficile da catalogare. Quest’ibrido cromatico è circondato da contorni in nero e rosso mattone. L’atmosfera nella sala è ombrosa: sembra di essere a teatro, pochi secondi prima di inizio spettacolo, quando si fa buio, il chiacchiericcio cessa e si aspetta l’entrata in scena degli attori.

Fin qui il percorso espositivo non è altro che una climax al contrario: la luce anziché arrivare, sparisce. e noi, da pubblico, ci immergiamo gradualmente nell’oblio.

Con George Condo si raggiunge, per dirla con un ossimoro, “l’apice della discesa”: il nero non è più uno sfondo che avvolge, ma diventa soggetto e ispirazione principale dell’artista. Condo introduce quei corpi neri che nella sala successiva vengono analizzati da Rebecca Horn, controversa artista dalla sensibilità a metà fra fetish gotico e femminismo di provocazione.

Arm Extensions 1968 Rebecca Horn born 1944 Purchased with assistance from Tate Members 2002 http://www.tate.org.uk/art/work/T07857

Arm Extensions by Rebecca Horn, 1968

Moveable Shoulder Extensions 1971 Rebecca Horn born 1944 Purchased with assistance from Tate Members 2002 http://www.tate.org.uk/art/work/T07860

Moveable Shoulder Extensions by Rebecca Horn, 1961

Gli strumenti appuntiti esposti hanno forme secche, inquietanti. il binomio cromatico che domina è quello nero-rosso che, unito al velluto si ricollega inevitabilmente al curioso mondo del fetish, tra catene, borchie, e corpi strizzati in fascette da elettricista.

Pencil Mask 1972 Rebecca Horn born 1944 Purchased with assistance from Tate Members 2002 http://www.tate.org.uk/art/work/T07847

Pencil Mask by Rebecca Horn, 1972

E dopo l’eccesso cosa rimane? Il presente.
Nelle sale che seguono ci troviamo così circondati da Street art, ampie tele Pop, serigrafia, e illusioni fotografiche che partono dal concreto per arrivare all’astratto e viceversa.
Questo ordinato caos di soggetti, opere, epoche e sensibilità viene spezzato della decima sala, tassello finale del percorso espositivo.
Protagonista è qui Gerhard Richter, quello che può essere considerato uno dei padri dell’arte contemporanea europea.
Con lui e con le sue tele mastodontiche si torna alla nostra vecchia conoscenza, il lazy grey.
Ecco che il cerchio si chiude.

richterpainting

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